sabato 19 aprile 2014

Il BELLO: “ammirato” da ognuno, con atti quasi-inspiegabili ad altri Prof. Francesca Rivetti Barbò


 “Beauty”: can it be defined? Or not? In fact, it is an “originary” notion: i.e. a not-perfectly-definable one. The way in which we acknowledge the beauty of a painting (as the “Mona Lisa” of Leonardo, with her “enigmatic” smile): this is what we want to examine. I look at it: thus it is something which I know with my sight; however: being “enigmatic” (in her smile) is something I can grasp only with my thought.
My acknowledging beauty is an act of “admiration”: which unifies sensitive and intellectual knowledge. Thus “admiration” of beauty is an act of our “cogitative” (i.e. “ratio particularis”). However it is difficult to explain to other people what my admiration of beauty is. The act of admiring beauty is influenced by our affectivity. This is the reason why there are so many different “tastes” in our “admiration” of beauty.
Prof. A. Vendemiati, Prof. Lorella Congiunti, il Prof. Rodolfo Papa, Prof. Francesca Rivetti Barbò, Prof. Sante Babolin.

"Beauty": può essere definito? O no? In realtà, è un concetto "originario": cioè un non-perfettamente definibile. Il modo in cui riconosciamo la bellezza di un dipinto (come la "Monna Lisa" di Leonardo, con il suo sorriso "enigmatico"): questo è ciò che vogliamo esaminare. La guardo: così è una cosa che so che con la mia vista; comunque: essere "enigmatica" (nel suo sorriso) è qualcosa che posso capire solo con il mio pensiero.
La mia bellezza riconoscimento è un atto di "ammirazione": che unifica conoscenza sensibile e intellettuale. Così
"Ammirazione" della bellezza è un atto di nostri "cogitative" (cioè "rapporto particularis"). Tuttavia è difficile spiegare ad altre persone quello che la mia ammirazione della bellezza è. L'atto di ammirare la bellezza è influenzata dalla nostra affettività. Questo è il motivo per cui ci sono così tanti "gusti" differenti nel nostro "ammirazione" della bellezza.

Link clicca qui per leggere l'intero articolo: http://www.e-aquinas.net/pdf/rivetti.pdf 

CONGRESSO INTERNAZIONALE TOMISTA 
L'Umanesimo CRISTIANO NEL III MILLENNIO: 
PROSPETTIVA DI TOMMASO D'AQUINO 
ROMA, 21-25 settembre 2003 
Pontificia Accademia di San Tommaso - Società Internazionale Tommaso d'Aquino 



giovedì 17 aprile 2014

PAPA FRANCESCO E I SUOI AMATI PREDECESSORI Arte e morale: l’indissolubile legame di verità, bontà e bellezza


Papa Francesco nella Evangelii Gaudium, scrive «È bene che ogni catechesi presti una speciale attenzione alla “via della bellezza” (via pulchritudinis).[1]Annunciare Cristo significa mostrare che credere in Lui e seguirlo non è solamente una cosa vera e giusta, ma anche bella, capace di colmare la vita di un nuovo splendore e di una gioia profonda, anche in mezzo alle prove. In questa prospettiva, tutte le espressioni di autentica bellezza possono essere riconosciute come un sentiero che aiuta ad incontrarsi con il Signore Gesù» (n. 167). Annunciare Gesù Cristo implica verità, bontà, bellezza, che sono inseparabilmente legate, come ancora ricorda il Pontefice nel medesimo contesto:  «Non si tratta di fomentare un relativismo estetico, che possa oscurare il legame inseparabile tra verità, bontà e bellezza, ma di recuperare la stima della bellezza per poter giungere al cuore umano e far risplendere in esso la verità e la bontà del Risorto».
Abbiamo già  messo in evidenza, in questa rubrica[2], il nesso arte e morale che deriva da questo legame, come anche esplicitamente evidenziato dalla nota 130 inserita nel medesimo paragrafo della Evangelii Gaudium, con il rinvio a numero 6 del Decreto Conciliare Inter Mirifica, numero esplicitamente dedicato alle relazioni tra i “diritti dell'arte” e le “norme della legge morale”: «Poiché il moltiplicarsi di controversie su questo argomento non di rado trae origine da dottrine erronee in materia di etica e di estetica, il Concilio proclama che il primato dell'ordine morale oggettivo deve essere rispettato assolutamente da tutti. Questo ordine è il solo a superare e armonizzare tutte le diverse forme dell'attività umana, per quanto nobili esse siano, non eccettuata quella dell'arte. Solo l'ordine morale, infatti, investe l'uomo nella totalità del suo essere creatura di Dio dotata di intelligenza e chiamata ad un fine soprannaturale; e lo stesso ordine morale, se integralmente e fedelmente osservato, porta l'uomo a raggiungere la perfezione e la pienezza della felicità».
La riflessione sul legame tra arte e morale, tra bello e buono, si radica infatti profondamente nel Magistero della Chiesa.
Possiamo raccogliere alcuni passaggi fondamentali, proprio a partire dal Concilio Vaticano II.
Innanzitutto il Discorso di Paolo VI tenuto in occasione della prima Giornata delle Comunicazioni Sociali, giornata stabilita a partire dalla Inter Mirifica e celebrata il 6 maggio 1967. In questa occasione Paolo VI fa riferimento alla libertà dell’arte e alle sue implicazioni morali: «La libertà stessa dell’arte, ch’è la più tipica e la più gelosa, non può, non deve pronunciarsi a danno del tessuto sociale, in cui si inserisce. La comunicazione sociale non può, non deve intossicare, disgregare, demoralizzare il popolo che la riceve. Nessuno interesse deve prevalere al vero bene del popolo».
Paolo VI si riferisce a due “segrete energie” che sono l’amore e la bellezza della bontà. La bellezza autentica porta con sé la bontà: «Ma sta il fatto che quando voi, scrittori ed artisti, sapete estrarre dalla vicenda umana, per umile e triste che sia, un accento di bontà, subito un bagliore di bellezza percorre l’opera vostra». E così conclude: «Per comunicare davvero con gli altri bisogna ritrovare se stessi. È questa l’energia di chi cerca il senso profondo della vita. È l’energia della coscienza morale, bisognosa di luce, di ordine, di amore, di pace […] bisognosa di Cristo”.
Questo discorso di Paolo VI agli operatori delle Comunicazioni Sociali e dello Spettacolo, riecheggia in qualche modo nel discorso tenuto da Papa Francesco ai rappresentanti dei media il 16 marzo 2013[3],  in cui aveva ricondotto ogni comunicazione alla comunicazione di verità, bontà e bellezza: «la Chiesa esiste per comunicare proprio questo: la Verità, la Bontà e la Bellezza “in persona”. Dovrebbe apparire chiaramente che siamo chiamati tutti non a comunicare noi stessi, ma questa triade esistenziale che conformano verità, bontà e bellezza».
Giovanni Paolo II in una serie di catechesi durante le udienze generali della primavera 1981[4] (peraltro le ultime pronunciate prima dell’attentato del 13 maggio), aveva posto a tema centrale il rapporto tra arte e  morale, con specifico riferimento al “corpo”.
Nella Catechesi del 15 aprile 1981, Giovanni Paolo II aveva affermato che «l’intera sfera delle esperienze estetiche si trova, ad un tempo, nell’ambito dell’ethos del corpo», tematica ripresa esplicitamente nella catechesi del 29 aprile, tutta dedicata ai “Limiti etici nelle opere d’arte  e nella produzione audiovisiva”,  in cui aveva spiegato i termini dell’ethos del corpo: «In questo punto non è possibile consentire con i rappresentanti del cosiddetto naturalismo, i quali richiamano il diritto a "tutto ciò che è umano", nelle opere d’arte e nei prodotti della riproduzione artistica, affermando di agire in tal modo nel nome della verità realistica circa l’uomo. E appunto questa verità sull’uomo – la verità intera sull’uomo – che esige di prendere in considerazione sia il senso dell’intimità del corpo sia la coerenza del dono connesso alla mascolinità e femminilità del corpo stesso, nel quale si rispecchia il mistero dell’uomo, proprio della struttura interiore della persona. Tale verità sull’uomo deve essere presa in considerazione anche nell’ordine artistico, se vogliamo parlare di un pieno realismo. Tutto il problema della "pornovisione" e della "pornografia" come risulta da ciò che è detto sopra, non è effetto di mentalità puritana né di un angusto moralismo, come pure non è prodotto di un pensiero carico di manicheismo. Si tratta in esso di una importantissima, fondamentale sfera di valori di fronte ai quali l’uomo non può rimanere indifferente a motivo della dignità dell’umanità, del carattere personale e dell’eloquenza del corpo umano. Tutti quei contenuti e valori, attraverso le opere d’arte e l’attività di mezzi audiovisivi, possono essere modellati ed approfonditi, ma altresì essere deformati e distrutti "nel cuore" dell’uomo». Giovanni Paolo II aveva concluso il 6 maggio con un riferimento diretto a “una particolare responsabilità di natura non soltanto artistica, ma anche etica”: « L’artista, che intraprende quel tema in qualunque sfera dell’arte o mediante le tecniche audiovisive, deve essere cosciente della piena verità dell’oggetto, di tutta la scala di valori collegati con esso; deve non soltanto tener conto di essi in abstracto, ma anche viverli lui stesso correttamente. Questo corrisponde ugualmente a quel principio della "purezza di cuore", che in determinati casi occorre trasferire dalla sfera esistenziale degli atteggiamenti e comportamenti alla sfera intenzionale della creazione o riproduzione artistiche», richiamando  “un circuito reciproco che avviene tra l’immagine e il vedere, tra l’ethos dell’immagine e l’ethos del vedere. Come la creazione dell’immagine nel senso ampio e differenziato del termine, impone all’autore, artista o riproduttore, obblighi di natura non soltanto estetica ma anche etica, così il "guardare", inteso secondo la stessa larga analogia, impone obblighi a colui che dell’opera è recettore».
Il legame tra bellezza, bontà e verità dell’arte è chiarito in modo sintetico dal “Catechismo della Chiesa cattolica”, in cui l’arte ha a che fare con il comandamento ottavo, ovvero “Non dire falsa testimonianza”. Il numero 2500 del Catechismo recita: «La pratica del bene si accompagna ad un piacere spirituale gratuito e alla bellezza morale. Allo stesso modo, la verità è congiunta alla gioia e allo splendore della bellezza spirituale. La verità è bella per se stessa».
Anche Benedetto XVI ha dedicato speciale attenzione alla bellezza e al suo legame con la bontà; ne troviamo peculiari indicazioni in un messaggio del 24 novembre 2008, in occasione della XIII seduta pubblica delle Accademie Pontificie, dedicata proprio al tema “Universalità della bellezza: estetica ed etica a confronto”. In quella occasione Benedetto XVI scriveva: «La necessità e l'urgenza di un rinnovato dialogo tra estetica ed etica, tra bellezza, verità e bontà, ci vengono riproposte non solo dall'attuale dibattito culturale ed artistico, ma anche dalla realtà quotidiana. A diversi livelli, infatti, emerge drammaticamente la scissione, e talvolta il contrasto tra le due dimensioni, quella della ricerca della bellezza, compresa però riduttivamente come forma esteriore, come apparenza da perseguire a tutti i costi, e quella della verità e bontà delle azioni che si compiono per realizzare una certa finalità. Infatti, una ricerca della bellezza che fosse estranea o avulsa dall'umana ricerca della verità e della bontà si trasformerebbe, come purtroppo succede, in mero estetismo, e, soprattutto per i più giovani, in un itinerario che sfocia nell'effimero, nell'apparire banale e superficiale o addirittura in una fuga verso paradisi artificiali, che mascherano e nascondono il vuoto e l'inconsistenza interiore. Tale apparente e superficiale ricerca non avrebbe certo un afflato universale, ma risulterebbe inevitabilmente del tutto soggettiva, se non addirittura individualistica, per terminare talvolta persino nell'incomunicabilità».
Notiamo peraltro come il riferimento alla bellezza artificiale sia presente anche nel discorso di Papa Francesco ai   rappresentanti delle emittenti cattoliche italiane dell’Associazione Corallo (Coordinamento Radiotelevisioni libere locali) del 22  marzo scorso, in cui ha affermato che la sbagliata ricerca della bellezza può deviarsi fino a "cercare i cosmetici per fare una bellezza artificiale che non esiste”[5].
Papa Benedetto concludeva il suo discorso del 2008 facendo riferimento al « Vangelo di Matteo, in cui leggiamo l'appello rivolto da Gesù ai suoi discepoli: "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli" (Mt 5,16). Va notato che nel testo greco si parla di kalà erga, di opere belle e buone allo stesso tempo, perché la bellezza delle opere manifesta ed esprime, in una sintesi eccellente, la bontà e la verità profonda del gesto, come pure la coerenza e la santità di chi lo compie. La bellezza delle opere di cui ci parla il Vangelo rimanda oltre, ad un’altra bellezza, verità e bontà che soltanto in Dio hanno la loro perfezione e la loro sorgente ultima. La nostra testimonianza, allora, deve nutrirsi di questa bellezza, il nostro annuncio del Vangelo deve essere percepito nella sua bellezza e novità, e per questo è necessario saper comunicare con il linguaggio delle immagini e dei simboli».
Il legame bellezza, bontà e verità in Benedetto XVI è tipicamente inserito nel contesto dell’allargamento degli orizzonti della ragione, come affermato per esempio nel Discorso al clero della diocesi di Bressanone del 6 agosto 2008; dialogando con il clero, Benedetto XVI aveva risposto: «Una ragione che in qualche modo volesse spogliarsi della bellezza, sarebbe dimezzata, sarebbe una ragione accecata….: il logos creatore non è soltanto un logos tecnico –… – è ampio, è un logos che è amore e quindi tale da esprimersi nella bellezza e nel bene. E, in realtà, una volta ho detto che per me, l’arte ed i Santi sono la più grande apologia della nostra fede. Gli argomenti portati dalla ragione sono assolutamente importanti ed irrinunciabili, ma poi da qualche parte rimane sempre il dissenso».
Abbiamo solo offerto qualche accenno sull’inesauribile legame di bellezza e bontà, come scriveva Carlo Chenis: «Estetica, etica e religione sono interconnesse»[6] e l’una rimanda all’altra.
Papa Francesco prosegue con il suo passo inconfondibile il cammino della Chiesa, ricordando sempre la triade esistenziale di verità, bontà e bellezza.


Rodolfo Papa, Esperto della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, docente di Storia delle teorie estetiche, Pontificia Università Urbaniana, Artista, Storico dell’arte, Accademico Ordinario Pontificio. Website www.rodolfopapa.it Blog: http://rodolfopapa.blogspot.com  e.mail:  rodolfo_papa@infinito.it  .




[1] Cfr Propositio 20.

[3] Cf. http://www.zenit.org/it/articles/papa-francesco-la-bellezza-come-misura
[4] Si tratta delle catechesi tenute da Giovanni Paolo II durante le Udienze del 15, 22 e 29 aprile e del 6 maggio 1981.
[5] Cfr. http://www.zenit.org/it/articles/papa-francesco-la-vera-bellezza-e-una-bellezza-artificiale-che-non-esiste.

[6] C. Chenis, Fondamenti teorici dell’arte sacra. Magistero post-conciliare, LAS, Roma 1991, p. 132.

IL PENSIERO DI PAPA FRANCESCO CONQUISTA GLI URBANISTI E GLI ARCHITETTI ALLO STERI DI PALERMO. UN CONVEGNO SUL RAPPORTO TRA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA E CITTÀ.


Nei giorni scorsi nella Sala Magna detta “dei Baroni” in Palazzo Chiaramonte Steri, prestigiosa sede della Università degli Studi di Palermo, si è tenuta una giornata di studi dal titolo emblematico, La città che vogliamo per l’uomo che desideriamo, patrocinata, tra gli altri, dalla Università di Palermo, dall’Ufficio per la Pastorale ed il lavoro della diocesi di Palermo e dalla Pontificia Università Urbaniana.
I relatori si sono interrogati a partire da un testo che ha proposto la questione del rapporto tra Dottrina sociale della chiesa e urbanistica, riflettendo sul fatto che il nodo centrale di tale binomio non ha trovato ancora applicazione pratica e teorica nelle riflessioni di teoria urbanistica e di architettura.
In questa importante occasione di riflessione, si sono alternati molti illustri relatori che, confrontandosi con il testo del prof. C. Capitti, Governo del territorio e dottrina sociale della Chiesa in architettura, urbanistica, ambiente e paesaggio (Quanat, Palermo 2013), hanno riletto  il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, parlando della città in una prospettiva umanistica, capace di accogliere tali sollecitazioni magisteriali, costituendo di fatto un laboratorio teorico sulla città.
Molto interessante è stata la relazione del prof. Maurizio Carta, Ordinario di Urbanistica e Pianificazione Territoriale all’università di Palermo, che, dopo i saluti di Sua Em. il Cardinale Paolo Romeo e quelli del sindaco Leoluca Orlando, ha immediatamente posto al centro la questione dell’architettura in relazione ai Discorsi di Papa Francesco, dicendosi affascinato dalla prospettiva di ripensare la città alla luce di una visione più profondamente legata alla virtù della giustizia e quindi di conseguenza alla verità dell’uomo, in una prospettiva legata alla fecondità sociale e politica del buon governo, prendendo a modello il famosissimo affresco dipinto da Ambrogio Lorenzetti tra il 1338 e il 1339 nel Palazzo Pubblico di Siena.
Il prof. Giuseppe Notarstefano, Direttore dell’Ufficio Diocesano per i Problemi sociali e il Lavoro, ha proposto un percorso di riflessione biblica sul rapporto tra la città e Dio, tra il bene dell’uomo e la prospettiva escatologica del bene ultimo.
Il prof. Giuseppe Trombino, Ordinario di Urbanistica presso l’Università di Palermo e Presidente dell’INU Sicilia, ha proposto una riflessione sullo strumento del Piano Regolatore e delle questioni etiche connesse, ripensando alla inattualità di tale strumento sia alla luce delle mutate realtà economiche e sociali del nostro tempo sia alla luce della questione dello sfruttamento del territorio in una prospettiva di tipo economicistico non più in grado di salvaguardare né i valori intrinseci, ne quelli simbolici del territorio e del paesaggio.
Il professor Ferdinando Trapani, Associato di Urbanistica all’Università di Palermo, ha proposto una riflessione sulla partecipazione nella formazione del piano regolatore, ponendo in relazione tale strumento sia a teorie economiche virtuose costruite su principi etici, sia ad una partecipazione consapevole dei cittadini, con ampi riferimenti a teorie di etica e di economia legate a principi di equità e di giustizia sociale.
Il prof. Rodolfo Papa, docente di Storia delle teorie estetiche alla Pontificia Università Urbaniana di Roma, ha posto una relazione tra la complessa questione della città in Leonardo da Vinci e la Evangelii Gaudium, sottolineando come sia ancora possibile recuperare un legame profondo tra etica ed estetica, come riproposto dalla Esortazione apostolica di Papa Francesco attraverso il riferimento diretto al Decreto Conciliare Inter Mirifica (in particolare il n. 6). Ha spiegato il costante riferimento del Santo Padre alla triade “verità, bontà, bellezza” come una riappropriazione dei trascendentali vero, buono e bello, quale modello di sviluppo dell’umano in contrapposizione ad una visione “liberista” e “consumista”, che sfrutta le risorse del territorio non per il bene comune, ma per il solo profitto. L’idea di fondo è quella di rilanciare la bellezza come parametro morale per la realizzazione di una città a misura d’uomo, capace di formare il cittadino alle virtù etiche e quindi al bene comune.

Ha concluso la giornata di studi il prof. Leonardo Urbani, Emerito dell’Università di Palermo, che, insieme al moderatore prof. Marco Ruisi, Straordinario di Strategie e Politiche aziendali della medesima Università, ha commentato tutti gli interventi e tratto le conclusioni finali del dibattito: il Magistero della Chiesa, esperta in umanità, propone di fatto una nuova idea di polis sul tavolo delle riflessioni accademiche internazionali, dopo i fallimenti registrati in ambito urbanistico nell’ultimo secolo.

lunedì 7 aprile 2014

Papa Francesco: la vera bellezza e "una bellezza artificiale che non esiste"

Papa Francesco, ricevendo in udienza i rappresentanti delle emittenti cattoliche italiane dell’Associazione Corallo (Coordinamento Radiotelevisioni libere locali) il 22  marzo [1], ha sottolineato la gravità dei tre peccati legati alle attività dei media:  “I peccati più grossi deimedia, sono tre: la disinformazione, la calunnia e la diffamazione. Queste due ultime sono gravi!, ma non tanto pericolose come la prima!”. Papa Francesco ha affermato che per evitare questi tre peccati mortali, i media devono cercare la verità, la bontà e la bellezza. Ma questa ricerca deve avvenire in modo autentico.
Infatti, il Pontefice  ha mostrato i rischi delle ricerche sterili. Una malintesa ricerca della verità può condurre alla dimensione di  “un intellettuale senza intelligenza”, così come una errata ricerca della bontà rischia di condurre ad essere un “eticista senza bontà” e la sbagliata ricerca della bellezza può deviarsi fino a "cercare i cosmetici per fare una bellezza artificiale che non esiste”. Ancora una volta Papa Francesco ha riportato il discorso alla triade esistenziale fondamentale, verità, bontà, bellezza, come già aveva fatto, un anno fa, nel Discorso del 16 marzo, ai rappresentanti dei media [2].
In quella occasione, proprio all’inizio del suo Pontificato, mostrando grande continuità con i suoi predecessori, papa Francesco aveva menzionato, per tre volte, la triade Verità, Bontà, Bellezza, giungendo a concludere: «la Chiesa esiste per comunicare proprio questo: la Verità, la Bontà e la Bellezza “in persona”. Dovrebbe apparire chiaramente che siamo chiamati tutti non a comunicare noi stessi, ma questa triade esistenziale che conformano verità, bontà e bellezza»[3].
Anche nel Discorso del 20 marzo 2013, ai rappresentanti delle Chiese, delle comunità ecclesiali e delle altre religioni, aveva fatto riferimento a «questa verità, bontà e bellezza di Dio, e che sono nostri preziosi alleati nell’impegno a difesa della dignità dell’uomo, nella costruzione di una convivenza pacifica fra i popoli e nel custodire con cura il creato» [4].
L’importanza della ricerca della bellezza è costante negli insegnamenti del Papa, e abbiamo in questo rubrica [5] più volte messo in evidenza la ricorrenza di questo tema anche nella Enciclica Lumen Fidei e in modo speciale nella Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium,dove si parla esplicitamente di via pulchritudinis, Appare particolarmente significativo che nel Discorso del 22  marzo abbia messo in guardia contro la falsa ricerca della bellezza, quella che conduce verso una cosmesi artificiale, lontana dalla vera bellezza che incontriamo nella natura, nelle opere dell’uomo e che ci parla della Bellezza di Dio. Papa Francesco ci invita a guardare autenticamente alla bellezza.
Sarebbe opportuno [6] affrontare la questione della bellezza con la stessa disarmante semplicità che Chesterton attribuisce all’atteggiamento tenuto di fronte alla verità dai seguaci del pensiero di san Tommaso d’Aquino: «la filosofia di san Tommaso si basa sulla convinzione condivisa da tutti che le uova sono uova. Gli hegeliani possono dire che un uovo è in realtà una gallina perché fa parte del continuo processo del “divenire”: i berkeliani possono sostenere che le uova in camicia esistono solo finché perdura il sogno, perché è altrettanto facile dire che il sogno è all’origine dell’uovo, come che l’uovo è all’origine del sogno; i pragmatisti possono credere che si possa trarre il meglio dalle uova strapazzate dimenticando che erano uova e ricordando solo lo strapazzo.
Ma i discepoli di san Tommaso non hanno bisogno di scervellarsi per strapazzare le uova, di cambiare l’inclinazione del capo per guardare le uova, di guardarle di traverso, o di strizzare un occhio per vedere un’ulteriore semplificazione delle uova. Il tomista vede le cose nella loro concretezza insieme al resto degli uomini e ha la consapevolezza comune che le uova non sono galline, sogni o pure e semplici supposizioni, ma cose verificate dall’autorità dei sensi, il che significa da Dio» [7] .
Uno sguardo autentico sulla bellezza dovrebbe cioè partire dalla evidenza della bellezza stessa, dal fatto che esistono cose belle, ed ogni approfondimento non dovrebbe mai perdere o distruggere la bellezza stessa. Occorre, dunque, uno sguardo semplice, che non smetta mai di mirare ed ammirare, ma anzi assuma classicamente la meraviglia come l’inizio ed il motore per ogni approfondimento.
Occorre anche uno sguardo nel possibile globale, che pur facendosi competente di conoscenze specifiche, non rinunci mai alla composizione della totalità; uno sguardo che non perda mai la visione dell’intero mosaico, concentrandosi solo su una tessera di esso, come scrive in modo suggestivo sant’Agostino, nel De ordine: «Supponiamo che un tale abbia la vista tanto limitata che in un pavimento a mosaico il suo sguardo possa percepire soltanto le dimensioni di un quadratino per volta. Egli rimprovererebbe all’artista l’imperizia nell’opera d’ordinamento e composizione nella convinzione che le diverse pietruzze sono state maldisposte. Invece è proprio lui che non può cogliere e rappresentarsi in una visione d’insieme i pezzettini armonizzati in una riproduzione d’unitaria bellezza. La medesima condizione si verifica per le persone incolte. Incapaci di comprendere e riflettere sull’universale e armonico ordinamento delle cose, se qualche aspetto, che per la loro immaginazione è grande, li urta, pensano che nell’universo esiste una grande irrazionalità» [8].
La bellezza implica sempre un richiamo alla totalità, essendo le cose belle per partecipazione della stessa bellezza di Dio. In modo particolare, nell’orizzonte della Rivelazione, la bellezza richiama il rapporto tra il frammento e il tutto, come sottolinea Mazzotta: «E così, il linguaggio del bello nella cultura dell’Occidente trasmette l’idea cristiana del Tutto che si svela e si custodisce nel frammento e, allo stesso tempo, del frammento, che anela al tutto e in esso finalmente si placa. Questa tensione tra il frammento e il tutto è come un fiume carsico che riemerge […] e che disegna una fenomenologia della bellezza» [9].
Nel libro della Sapienza  troviamo l’invito più grande e più bello a vedere e contemplare, nella bellezza delle cose create, la Bellezza di Dio creatore, principio e autore di ogni bellezza: «Davvero vani per natura tutti gli uomini che vivevano nell'ignoranza di Dio, e dai beni visibili non furono capaci di riconoscere colui che è, né, esaminandone le opere, riconobbero l'artefice. Ma o il fuoco o il vento o l'aria veloce, la volta stellata o l'acqua impetuosa o le luci del cielo essi considerarono come dèi, reggitori del mondo. Se, affascinati dalla loro bellezza, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore il loro sovrano, perché li ha creati colui che è principio e autore della bellezza. Se sono colpiti da stupore per la loro potenza ed energia, pensino da ciò quanto è più potente colui che li ha formati.
Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore. Tuttavia per costoro leggero è il rimprovero, perché essi facilmente s'ingannano cercando Dio e volendolo trovare. Vivendo in mezzo alle sue opere, ricercano con cura e si lasciano prendere dall'apparenza perché le cose viste sono belle. Neppure costoro però sono scusabili, perché, se sono riusciti a conoscere tanto da poter esplorare il mondo, come mai non ne hanno trovato più facilmente il sovrano?» (Sap 13, 1-9)
Una autentica ricerca della bellezza conduce a Dio, autore di ogni bellezza, nel cui desiderio dovrebbe consumarsi e compiersi ogni ricerca esistenziale: «Una cosa ho chiesto al Signore,/questa sola io cerco:/abitare nella casa del Signore/tutti i giorni della mia vita,/per contemplare la bellezza del Signore/e ammirare il suo santuario» (Salmo 26).
Rodolfo Papa, Esperto della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, docente di Storia delle teorie estetiche, Pontificia Università Urbaniana, Artista, Storico dell’arte, Accademico Ordinario Pontificio.

*
NOTE
[1] Cfr. http://www.zenit.org/it/articles/tra-calunnia-e-diffamazione-la-disinformazione-e-peggio.
[2] Cfr. R. Papa, Papa Francesco: la bellezza come misura, in Zenit, 15 aprile 2013.
[3] Francesco, Discorso. Udienza ai rappresentanti dei media, 16 marzo 2013.
[4] Francesco, Discorso. Incontro con i rappresentanti delle Chiese e delle comunità ecclesiali e di altre religioni, 20 marzo 2013.
[5] Cfr. per esempio, R. PAPA, Papa Francesco e la bellezza nel suo primo anno di pontificato, 17 marzo 2014, http://www.zenit.org/it/articles/papa-francesco-e-la-bellezza-nel-suo-primo-anno-di-pontificato; R. Papa, La “Evangelii Gaudium” e il bene, il vero e il bello, 20 gennaio 2014, http://www.zenit.org/it/articles/evangelii-gaudium-e-il-bene-il-vero-ed-il-bello; R. Papa, Riflettendo ancora sul n. 167 della “Evangelii Gaudium”. “Recuperare la stima della bellezza”, 7 gennaio 2014, http://www.zenit.org/it/articles/riflettendo-ancora-sul-numero-167-della-evangelii-gaudium; R. Papa, La “Evangelii Gaudium” e l’ “Inter Mirifica”. “Custodi del bene e della bellezza”, 23 dicembre 2013, http://www.zenit.org./it/articles/la-evangelii-gaudium-e-la-inter-mirifica; R. Papa, La bellezza del Vangelo. Leggendo la “Evangelii Gaudium”, 10 dicembre 2013, http://www.zenit.org/it/articles/la-bellezza-del-vangelo; R. Papa,La “Lumen Fidei” e l’arte sacra, diviso in 8 parti, la prima uscita il 22 luglio 2013,http://www.zenit.org/it/articles/papa-francesco-la-lumen-fidei-e-l-arte-sacra-prima-parte e l’ottava il 28 ottobre 2013, http://www.zenit.org/it/articles/la-lumen-fidei-e-l-arte-ottava-parte.
[6] Cfr. R. Papa, Discorsi sull’arte sacra, Cantagalli, Roma 2012.
[7] G.K. Chesterton, San Tommaso d’Aquino [, trad.it., Lindau, Torino 2008, p. 150.
[8] S. Agostino d’Ippona, De ordine, I, 1.2 (trad.it. L’ordine dell’universo, Città Nuova, Roma 2010), p. 83. Oggi forse alla singola tessera del mosaico si è sostituito il pixel.
[9] G.Mazzotta, Sulle vie della Bellezza. La scala dell’amore, in Per solo amore. Vangelo cristiano e pienezza umana, Qualecultura, Vibovalentia 2008, pp. 73-74.

mercoledì 19 marzo 2014

PAPA FRANCESCO E LA BELLEZZA, NEL SUO PRIMO ANNO DI PONTIFICATO.



Questi sono giorni di festeggiamenti: tanti giornali, riviste e trasmissioni televisive si stanno rincorrendo per raccontare il primo anno di pontificato di Papa Francesco, da quel primo giorno, o meglio sera, nella quale apparve nella loggia di San Pietro e ci salutò tutti, a noi presenti nella piazza e a tutto il resto del mondo attraverso le infinite televisioni presenti, fino ad oggi con il viaggio in pullman in occasione del ritiro nel periodo di Quaresima.
In questa nostra rubrica, che si interessa d’arte e d’arte sacra ed è osservatorio ideale per vedere ciò che sta accadendo nel mondo e nella Chiesa, dobbiamo raccontare i fatti di un anno interessantissimo, pieno di eventi, di scritti e di discorsi importantissimi per le questioni dell’arte e dell’arte sacra in particolare.
Dal primo discorso fatto ai cardinali nella Cappella Sistina, il giorno dopo l’elezione, fino agli ultimi discorsi della settimana appena trascorsa, Papa Francesco ribadisce, in continuità con i suoi predecessori, che per poter parlare di Cristo c’è necessità di uscire dalla logica della mondanità, riconquistando al discorso una triade inscindibile quale “bello, vero e buono”. Infatti, come tutta la cultura artistica, filosofica ed estetica in ambito cattolico ci insegna, senza la bellezza non è possibile parlare in maniera credibile della verità e del bene. Quindi riprendere a guardare alla bellezza, in tutte le sue forme e declinazioni, è la strada per uscire dallo scacco della modernità e della post-modernità, dal suo relativismo imperante che impedisce di dire la verità o di affermarla, di parlare di principi etici e/o morali validi e comuni a tutti gli uomini, di affermare diritti umani veri e fondati su di una corretta antropologia, di ribadire che la verità fa liberi gli uomini e che la schiavitù risiede nel non comprenderla e non ricercarla tra le vie del mondo.
Papa Francesco, sta muovendo una immensa riflessione sui veri principi che ordinano il mondo, sulle priorità per aiutare i deboli, gli ultimi, nelle periferie esistenziali, ma senza dimenticare -come farebbe una ONLUS-, che è Cristo stesso che salva e che non dobbiamo portare solo pane, che non dobbiamo portare solo vestiti, che non dobbiamo portare solo amicizia, che non dobbiamo portare solo misericordia, ma tutte queste cose insieme, appunto Cristo tutto intero, portando la bellezza di Cristo: quella che permette agli uomini e alle donne del nostro mondo di vedere una luce di speranza.
Proprio in questi giorni è stato ripubblicato dalla Editrice Missionaria Italiana un libro scritto dall’allora cardinal Jorge Mario Bergoglio, dal titolo La bellezza educherà il mondo, che raccoglie testi scritti tra il 2008 e il 2011 per la diocesi di Buenos Aires. Il testo, finora inedito in italiano, mette in luce una relazione tra educazione e bellezza, anzi potremmo dire la vera relazione tra educazione e bellezza, poiché senza l’armonia , l’ordine, la simmetria, la proporzione e lo splendore non possiamo indicare ciò che è bene e ciò che è vero, quindi non è possibile indicare una direzione certa nella educazione. Jorge Mario Bergolgio ha una formazione letteraria, ha sempre inserito nei suoi testi riferimenti della grande letteratura di tutti i tempi ed in particolar modo al “canone” letterario occidentale come ad esempio Dante, Shakespeare o Manzoni (tutti grandi scrittori cattolici), tanto che questo testo inedito in italiano non ci meraviglia affatto, anzi si pone in continuità con il più profondo pensiero magisteriale, organizzando una paideia improntata sui valori raccontati, narrati dalla grande letteratura di tutti i tempi. In una società come la nostra, liquida, post-moderna e quindi senza fini ne’ mezzi educativi, è difficile educare i giovani al bene. Papa, Francesco con la sua propria capacità comunicativa, rimette in continuazione al centro di ogni discorso, la capacità veritativa della bellezza, non fine a se stessa come la immagina la visione consumistica del pop contemporaneo, ma come principio identificativo della verità e quindi del bene.

La strategia educativa del Pontefice, in totale continuità con tutti i suoi illustri predecessori, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, tanto per citare i più prossimi, è quella di porre l’accento sulla misericordia della Chiesa, sulla profonda conoscenza della Chiesa esperta in umanità, ma anche sulla consapevolezza millenaria propria della Chiesa che senza la bellezza non si educa, non si può parlare al mondo del bene e non è possibile affermare Cristo.
Questo è tanto vero che sia nella enciclica Lumen Fidei che nella Esortazione Apostolica Evangelli Gaudium vediamo come nel cuore del discorso è stata collocata una attenzione particolare al vedere ed alla bellezza.
L’enciclica Lumen Fidei, infatti, valorizza la vista: «la vista offre la visione piena dell’intero percorso e permette di situarsi nel grande progetto di Dio; senza tale visione disporremmo solo di frammenti isolati di un tutto sconosciuto» (n. 29); inoltre pone all’attenzione la «connessione tra il vedere e l’ascoltare, come organi di conoscenza della fede» (n. 30). Soprattutto l’enciclica ne mostra la motivazione cristocentrica: «Come si arriva a questa sintesi tra l’udire e il vedere? Diventa possibile a partire dalla persona concreta di Gesù, che si vede e si ascolta […] in questo senso, san Tommaso d’Aquino parla dell’oculata fides degli apostoli –fede che si vede!- davanti alla visione corporea del Risorto. Hanno visto Gesù risorto con i loro occhi e hanno creduto, hanno cioè potuto penetrare nella profondità di quello che vedevano per confessare il Figlio di Dio, seduto alla destra del Padre» (n. 30). La vera visione viene esaltata come un dono ricevuto da Gesù stesso: «solo quando siamo configurati a Gesù, riceviamo occhi adeguati per vederlo» (n. 31).
Questa dinamica del vedere intrinseca nella fede in Gesù Cristo è il fondamento dell’arte figurativa cristiana. Infatti, nell’enciclica viene argomentato che, come il prodotto dell’ascolto è la testimonianza in parole, così il prodotto della visione è farsi specchio. Potremmo dire che l’arte sacra può essere considerata come finalizzata a farsi specchio del volto di Gesù, che è stato tramandato dalla Chiesa, che è il luogo della memoria della oculata fides.
L’enciclica pone, infatti, una dinamica cristocentrica di figura, immagine e specchio:  «Il credente impara a vedere se stesso a partire dalla fede che professa la figura di Cristo è lo specchio in cui scopre la propria immagine realizzata. E come Cristo abbraccia in sé tutti i credenti, che formano il suo corpo, il cristiano comprende se stesso in questo corpo, in relazione originaria a Cristo e ai  fratelli nella fede» (n. 22). Cristo è specchio dell’immagine realizzata del credente. Ogni immagine trova la propria piena configurazione nella figura di Gesù, nello specchiarsi nel suo volto. L’arte sacra cristiana deve farsi specchio della figura di Gesù Cristo. Cristo è origine e fine di tutto il “sistema d’arte cristiano”[1].
L’arte sacra –specchio dello splendore divino- può essere inserita nella dinamica della testimonianza; come dall’ascolto nasce l’annuncio, così dalla visione nasce l’arte sacra, la comunicazione delle cose viste: «La fede non è un fatto privato, una concezione individualistica, un’opinione soggettiva, ma nasce da un ascolto ed è destinata a pronunciarsi e a diventare annuncio» (n. 22). E con questo come con altre considerazioni spazza via ogni equivoco relativistico che nel corso degli ultimi decenni si è insinuato nel pensiero artistico cattolico e che ha edificato tante brutte, quanto inadeguate chiese conformate non hai principi della bellezza, ma a quelle dell’utilitarismo consumistico.

Attraverso poi l’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, Papa Francesco sottolinea con forza come sia impossibile parlare della verità e del bene senza percorrere la via della bellezza, come afferma la Evangelii Gaudium, quella bellezza che è “autentica” nella luce del “legame inseparabile tra verità, bontà e bellezza” e come dunque sia necessario «recuperare la stima della bellezza per poter giungere al cuore umano e far risplendere in esso la verità e la bontà del Risorto» (n. 167). Dunque, comprendiamo come non si possa compiere alcuna azione pastorale, barattando la autentica bellezza con la disarmonia del relativismo estetico ed etico, e che la ricerca di “nuovi segni, novi simboli, nuova carne”  debba partire dal «recuperare la stima della bellezza» (n. 167).
Nel numero 167 della Evangelii Gaudium viene enfatizzata la questione della formazione alla bellezza, l’importanza della continuità con il passato e la sottolineatura della vitalità creativa del sistema d’arte cristiano.
Il centro di tutta l’argomentazione è il legame tra verità, bontà e bellezza[2] del Risorto: “la verità e bontà del Risorto … il Figlio fatto uomo rivelazione della infinita bellezza”. Questo legame può essere oscurato dal “relativismo estetico”: “Non si tratta di fomentare un relativismo estetico che possa oscurare il legame inseparabile tra verità, bontà e bellezza”. Ho già messo in evidenza come in questa affermazione, occorre sottolineare l’importante presenza di un’altra nota, la nota 130, che rimanda al Decreto del Concilio Vaticano II sui mezzi di comunicazione sociale Inter mirifica, in modo particolare al numero 6, che recita: “La seconda questione riguarda le relazioni tra i diritti dell'arte -come si suol dire- e le norme della legge morale. Poiché il moltiplicarsi di controversie su questo argomento non di rado trae origine da dottrine erronee in materia di etica e di estetica, il Concilio proclama che il primato dell'ordine morale oggettivo deve essere rispettato assolutamente da tutti. Questo ordine è il solo a superare e armonizzare tutte le diverse forme dell'attività umana, per quanto nobili esse siano, non eccettuata quella dell'arte. Solo l'ordine morale, infatti, investe l'uomo nella totalità del suo essere creatura di Dio dotata di intelligenza e chiamata ad un fine soprannaturale; e lo stesso ordine morale, se integralmente e fedelmente osservato, porta l'uomo a raggiungere la perfezione e la pienezza della felicità» (Inter Mirifica, n. 6).
Papa Francesco, sta ponendo al centro di tutta la sua pastorale il recupero dei valori in continuità con tutta la tradizione, indicando ancora una volta che la via non è rinnegare il passato della Chiesa e accettare le istanze post-moderne, conformando di fatto l’intera Chiesa al mondo, ma l’esatto contrario: promuovere l’uomo in tutta la sua interezza e superare anche attraverso l’ausilio della bellezza le fragilità della società consumistica, relativista ed infelice post-contemporanea.
Speriamo che molti seguano i suoi esempi e comprendano ad ogni livello che su questo punto si gioca una partita sociale, politica, culturale, economica e in ultima analisi spirituale, determinante per l’edificazione di un mondo più giusto.




*Rodolfo Papa, Esperto della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, docente di Storia delle teorie estetiche, Pontificia Università Urbaniana, Artista, Storico dell’arte, Accademico Ordinario Pontificio. Website www.rodolfopapa.it Blog: http://rodolfopapa.blogspot.com  e.mail:  rodolfo_papa@infinito.it  .





[1] Sul “sistema d’arte cristiano” cfr. R. Papa, Discorsi sull’arte sacra, Cantagalli, Siena 2012, cap. II.
[2] Su questo legame cfr. il mio articolo La bellezza del Vangelo. Leggendo la Evangelii Gaudium, pubblicato su Zenit il 10 dicembre: http://www.zenit.org/it/articles/la-bellezza-del-vangelo ed anche Papa Francesco: la bellezza come misura, pubblicato su Zenit il 15 aprile 2013: http://www.zenit.org/it/articles/papa-francesco-la-bellezza-come-misura

lunedì 17 marzo 2014

LA BELLEZZA, VIA PER RISCOPRIRE DIO:La riflessione del prof. Rodolfo Papa Intervista di Paolo Ondarza a RADIO VATICANA

http://it.radiovaticana.va/news/2014/03/16/la_bellezza,_via_per_riscoprire_dio:_la_riflessione_del_prof._rodolfo/it1-781846   {clicca qui}

R. Papa, durante i lavori del XIII Sinodo Generale dei Vescovi in qualità di Esperto.

“È bene che ogni catechesi presti una speciale attenzione alla ‘via della bellezza’”. E’ questo un passaggio dell’Esortazione apostolica "Evangelii gaudium" di Papa Francesco. “Annunciare Cristo – scrive il Santo Padre - significa mostrare che credere in Lui e seguirlo non è solamente una cosa vera e giusta, ma anche bella”. Sul rapporto tra arte e fede, spiritualità e bellezza, Paolo Ondarza ha intervistato l’artista Rodolfo Papa, docente di Storia delle teorie estetiche presso la Pontificia Università Urbaniana:RealAudioMP3 


del sito Radio Vaticana