martedì 29 luglio 2014

è morto S. E. il Cardinal Francesco Marchisano, Presidente emerito della Pontificia Commissione per i Beni Culturali, lo ricordo pubblicando alcune foto della inaugurazione della Cappella di Gesù Nazareno da me realizzata nella Basilica romana di San Crisogono per festeggiare il 400 anni della Riforma e gli 800 di fondazione dell'Ordine della Santissima Trinità. maggio 1998.

Il Card. Marchisano che chiede a Padre Pfiffer di commentare e spiegare l'intera opera dopo la benedizione solenne

è morto S. E. il Cardinal Francesco Marchisano, Presidente emerito della Pontificia Commissione per i Beni Culturali, lo ricordo pubblicando alcune foto della inaugurazione della Cappella di Gesù Nazareno da me realizzata nella Basilica romana di San Crisogono per festeggiare il 400 anni della Riforma e gli 800 di fondazione dell'Ordine della Santissima Trinità. maggio 1998.



Due anni intensi di lavoro, su commissione del Procuratore Generale dell'Ordine Trinitario P. Luigi Cianfriglia, O.SS.T., con anche una serie di altri dipinti e ritratti che sono collocati sia nel convento trasteverino di san Crisogono Curia provincializia dell'ordine sia nella sede della Curia Generalizia.




















«Il cardinale Francesco Marchisano, arciprete emerito della Basilica di San Pietro, è morto stamattina intorno alle 10, all’età di 85 anni. Lo ha riferito una nota della Sala Stampa della Santa Sede.
Creato Cardinale da San Giovanni Paolo II durante il Concistoro del 21 ottobre 2003, Marchisano ha esercitato diversi incarichi nella Curia romana, tra cui quello di Presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e quello della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.
Il porporato è stato Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano nonché Presidente della Fabbrica di San Pietro e Presidente dell’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica.

Il funerale, sarà presieduto dal Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, ed avrà luogo mercoledì 29 luglio, alle ore 8, presso la Basilica Vaticana. Papa Francesco presiederà il rito dell’ultima commendatio e della valedictio(notizia agenzia ZENIT 28 luglio 2014) http://www.zenit.org/it/articles/la-scomparsa-del-cardinale-francesco-marchisano 

venerdì 25 luglio 2014

S.E. Mons. Giancarlo Bregantini, vescovo di Campobasso-Bojano, S.E. Mons. Angelo Spina, vescovo di Sulmona-Valva committenti del nuovo ciclo pittorico della Cattedrale di Bojano realizzato dal Maestro Rodolfo Papa.


S.E. Mons. Angelo Spina, vescovo di Sulmona-Valva, S.E. Mons. Giancarlo Bregantini, vescovo di Campobasso-Bojano mentre accolgono il Presidente della C.E.I. S.E.R. il Card. Angelo Bagnasco, per l'inaugurazione del ciclo pittorico dell'intera Cattedrale di Bojano da me interamente realizzato tra il 2000 e il 2011. Centinaia di metri quadri e di figure realizzate sotto la guida di questi due vescovi e la collaborazione dell'arciprete della cattedrale don Rocco Di Filippo.
Pianta del progetto pittorico









Mons. Bregantini Conferenza stampa per l'inaugurazione del ciclo pittorico


Che impresa! anni ed anni a testa in su immerso in condizioni climatiche proibitive gelo invernale e afa asfissiante estiva..... ma sono giunto al termine felicemente!







lunedì 23 giugno 2014

Papa Francesco e l’educazione come luogo del bello, del vero, del buono.

Papa Francesco 
e l’educazione come luogo del bello, del vero, del buono.

Incontrando il mondo della scuola italiana, il 10 maggio 2014, papa Francesco ha espresso in modo molto chiaro e profondo in quale prospettiva la bellezza abbia un ruolo educativo, offrendone anche una motivazione e una indicazione di metodo:

«La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, il senso del bene e il senso del bello. E questo avviene attraverso un cammino ricco, fatto di tanti “ingredienti”. Ecco perché ci sono tante discipline! Perché lo sviluppo è frutto di diversi elementi che agiscono insieme e stimolano l’intelligenza, la coscienza, l’affettività, il corpo, eccetera. Per esempio, se studio questa Piazza, Piazza San Pietro, apprendo cose di architettura, di storia, di religione, anche di astronomia – l’obelisco richiama il sole, ma pochi sanno che questa piazza è anche una grande meridiana.
In questo modo coltiviamo in noi il vero, il bene e il bello; e impariamo che queste tre dimensioni non sono mai separate, ma sempre intrecciate. Se una cosa è vera, è buona ed è bella; se è bella, è buona ed è vera; e se è buona, è vera ed è bella. E insieme questi elementi ci fanno crescere e ci aiutano ad amare la vita, anche quando stiamo male, anche in mezzo ai problemi. La vera educazione ci fa amare la vita, ci apre alla pienezza della vita!» [1].

La missione della scuola consiste nello sviluppo del “senso” del vero, del bene e del bello, ovvero nello sviluppo della capacità di conoscere, capire, apprezzare, riconoscere, la realtà nella sua verità, bontà e bellezza. Si tratta di un cammino di incontro con la realtà, incontro in cui consiste il primo aspetto della scuola[2], e si tratta di un cammino che coinvolge tutte le dimensioni umane: intelligenza, coscienza, affettività, corpo. Queste tre dimensioni sono intrecciate, ogni cosa se è vera è anche buona e bella, e reciprocamente. Il riconoscimento della verità, della bontà e della bellezza aiuta ad amare la vita anche nelle difficoltà. Dunque la scuola, compiendo la sua missione di sviluppare il senso del vero, del bene e del bello, compie anche il compito di insegnare ad amare la vita, di aprire alla pienezza della vita.
L’aspetto più evidente della realtà, in quanto visibile o più genericamente sensibile, è la bellezza, e a partire dalla bellezza si possono trovare tutte le altre dimensioni ad essa connesse ed intrecciate. L’esempio di metodo proposto da papa Francesco parte dalla bellezza di piazza San Pietro: la conoscenza di questa piazza implica una conoscenza multidisciplinare e pregnante.
La bellezza può, dunque, avere un ruolo importante in quello che il Concilio Vaticano II riconosce come  «gravissimum  educationis momentum in vita hominis»[3]. Nel decreto conciliare si afferma che «la vera educazione deve promuovere la formazione della persona umana sia in vista del suo fine ultimo, sia per il bene dei vari gruppi di cui l'uomo è membro ed in cui, divenuto adulto, avrà mansioni da svolgere»[4]. L’educazione è un’opera che riguarda integralmente la persona, nella sua complessità, nella sua dimensione individuale e sociale, nella sua finalità soprannaturale.
L’educazione è compito di formazione della persona ed è anche un rapporto tra persone, come ha efficacemente sottolineato Benedetto XVI presentando alla Diocesi di Roma la Lettera sull’educazione nel 2008:

«L'educazione però non è soltanto opera degli educatori: è un rapporto tra persone nel quale, con il crescere degli anni, entrano sempre più in gioco la libertà e la responsabilità di coloro che vengono educati. Perciò, con grande affetto, mi rivolgo a voi, fanciulli, adolescenti e giovani, per ricordarvi che voi stessi siete chiamati ad essere gli artefici della vostra crescita morale, culturale e spirituale. Sta a voi, dunque, accogliere liberamente nel cuore, nell'intelligenza e nella vita il patrimonio di verità, di bontà e di bellezza che si è formato attraverso i secoli e che ha in Gesù Cristo la sua pietra angolare»[5].

Benedetto XVI sottolinea il ruolo di tutte le persone coinvolte nell’educazione, e ricorda come anche coloro che vengono educati devono aprirsi al processo educativo con libertà e responsabilità. Afferma la completezza del processo formativo che coinvolge la crescita morale, culturale e spirituale e presenta  l’educazione come un patrimonio di verità, bontà e bellezza che ha in Gesù Cristo la pietra angolare.
La bellezza è dunque perno della formazione completa, umana e soprannaturale, dell’uomo, che trova in Gesù Cristo il suo fondamento.
Benedetto XVI aggiunge una notazione importante:  «Sta a voi rinnovare e sviluppare ulteriormente questo patrimonio, liberandolo dalle tante menzogne e brutture che spesso lo rendono irriconoscibile e provocano in voi diffidenza e delusione»[6]. Il patrimonio di verità, bontà e bellezza può essere offuscato, la percezione e la conoscenza possono essere soffocate da menzogne e brutture, ovvero esattamente dall’opposto della verità e della bellezza. In questo contesto, l’educazione si conferma come un processo ineludibile: non solo come apertura al senso della  bellezza, ma anche come processo di purificazione dalle bruttezze e dagli errori e recupero della capacità di saper guardare e giudicare.

[pubblicato su Zenit il 23.06.2014] 

Rodolfo Papa, Esperto della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, docente di Storia delle teorie estetiche, Pontificia Università Urbaniana, Artista, Storico dell’arte, Accademico Ordinario Pontificio. Website www.rodolfopapa.it Blog: http://rodolfopapa.blogspot.com  e.mail:  rodolfo_papa@infinito.it  .



[1] Francesco, Discorso Al mondo della scuola italiana (10 maggio 2014).
[2] Ibid.
[3] Concilio Vaticano II, Decreto sull’Educazione Cattolica Gravissimum Educationis (28 ottobre 1965).
[4] Ibid., n. 1.
[5] Benedetto XVI, Discorso. Udienza per la presentazione e consegna alla Diocesi di Roma della ”Lettera sul compito urgente dell’educazione” (23 febbraio2008).
[6] Ibid.

domenica 22 giugno 2014

La Bellezza Rivelata: Corpus domini, la regalità di Cristo Analizziamo il polittico di Gand, opera di Jan van Eyck, e la Disputa del Sacramento di Raffaello Sanzio.



Logo Aleteia

La Bellezza Rivelata: Corpus domini, la 

regalità di Cristo

Analizziamo il polittico di Gand, opera di Jan van Eyck, e la Disputa del Sacramento di Raffaello Sanzio








In questa puntata andremo a scoprire, accompagnati dalla competenza del professor Papa, il polittico di Gand, opera straordinaria di Jan van Eyck e della sua bottega, destinata alla cattedrale di San Bavone, lo stesso luogo nel quale verrà poi battezzato l’imperatore Carlo V. 
Questo polittico è particolarmente ricco e la rappresentazione si svolge secondo un ordine preciso. Nel pannello inferiore troviamo la rappresentazione dell’agnello mistico, l’agnello sacrificale e innocente dal quale sgorga il sangue salvifico che si lega alla festività del Corpus DominiIl professor Papa mette a confronto l’altare di Gand con la Disputa del Sacramento di Raffaello Sanzio nella Stanza della segnatura nei Palazzi Vaticani (1509) con il quale ha in comune la manifestazione della regalità di Cristo attraverso le piaghe che Gesù porta al Padre e che esprimono la misericordia.
Di particolare interesse, e non molto nota al pubblico, è l’origine della rappresentazione di Cristo come Agnello mistico che trova il suo fondamento nel Vangelo di Giovanni in cui Giovanni Battista riconosce Gesù come il compimento della profezia di Isaia nel canto del servo (Is 53, 7): “Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (Gv 1, 29).
Se l’introduzione dell’Agnus dei nella liturgia risale al V secolo, affermandosi con papa Simmaco (498-514), fu ad opera di papa Sergio I (687-701) che fu strenuamente difesa. Particolarmente invisa alla chiesa cristiana orientale questa rappresentazione sotto forma di metafora fu travolta dalla successiva lotta iconoclasta intrapresa da Leone III Isaurico già nel 727. Una testimonianza importante della rappresentazione dell’Agnello mistico la ritroviamo oggi in un sarcofago in uno scavo archeologico nella sacrestia della chiesa di Santa Susanna a Roma: un lacerto di intonaco frammentato che riporta la tanto discussa immagine del Cristo-agnello. L’immagine dell’agnello mistico, combattuta inizialmente, si è poi consolidata, entrando a far parte della tradizione figurativa cristiana, con tutta la ricchezza di significati e di rimandi che noi oggi conosciamo.


domenica 15 giugno 2014

La Bellezza rivelata: nella Trinità, Dio come un'ombra luminosa.

Logo Aleteia

Clicca qui: http://www.aleteia.org/it/religione/video/la-bellezza-rivelata-nella-trinita-dio-come-unombra-luminosa-5817486175895552 

Analizziamo insieme un'opera del pittore Lorenzo Lotto



Questa volta approfondiremo il tema della Trinità attraverso un dipinto su questo tema del pittore Lorenzo Lotto. Quest’opera fu realizzata per la confraternita dei disciplinati bianchi della Ss.ma Trinità a Bergamo tra il 1523 e il 1524. Il professor Papa ci accompagna dapprima indagando sulla rappresentazione di Dio Padre per poi condurci a comprendere quest’opera.

Il professore ci mostra sapientemente come il dipinto di Lorenzo Lotto si differenzi dagli altri, ad esempio anche dalla più nota Trinità di Masaccio nella basilica di Santa Maria Novella a Firenze, per mostrarci qualcosa. Lotto vuole raccontarci quale sia la via per raggiungere il Padre e lo fa inserendo un’apparente anomalia iconografica: la prima persona della Trinità non è rappresentata più come “un anziano di giorni” (Dn 7,9), ma come un’ombra. Questo avviene per sottolineare quanto Gesù annuncia a Filippo “chi vede me vede il Padre” (Gv 14, 9). Tutto concorre al significato dell’opera per chi sa leggere le immagini, anche una fattoria nel paesaggio dipinto.

Gli anni bergamaschi di Lorenzo Lotto (1512-1525) sono certamente quelli di una maturità feconda, anni nei quali si era ormai costruito una “finissima cultura testuale e ipertestuale, un’impressionante strumentazione di retorica figurativa” (Gentili, 1998), ovvero un repertorio e una capacità di comunicarlo attraverso un linguaggio vicino alle persone, capace di emozionare. Questo pittore capace di grande teologia nelle immagini rimane tuttavia “con i piedi per terra” diremmo oggi. L’ampia documentazione su di lui ce lo racconta: probabilmente la sua cultura teologica gli era stata trasmessa oralmente e le sue letture erano quelle di carattere divulgativo (Prosperi 1999), ma il continuo confronto orale con la committenza colta e la perseveranza nella fede fino all’oblazione nella Santa Casa di Loreto (1554), dove rimase sino alla morte pochi anno dopo, furono sufficienti.

giovedì 12 giugno 2014

Papst Franziskus: "Evangelii Gaudium", "Lumen Fidei" und die Malerei als "lebendige Schrift".


Betrachtungen über die Kunst


mercoledì 11 giugno 2014

La "Evangelii Gaudium", la "Lumen Fidei" e la pittura come "scrittura viva".

Papa Francesco scrive nella Evangelii Gaudium : «Bisogna avere il coraggio di trovare i nuovi segni, i nuovi simboli, una nuova carne per la trasmissione della Parola, le diverse forme di bellezza che si manifestano in vari ambiti culturali, e comprese quelle modalità non convenzionali di bellezza, che possono essere poco significative per gli evangelizzatori, ma che sono diventate particolarmente attraenti per gli altri» (n. 167). Si comprende che papa Francesco ha a cuore soprattutto che l’evangelizzazione si attui nella concretezza dell’inculturazione, ovvero nel saper individuare le forme necessarie per attrarre a Cristo. Quindi non si tratta di utilizzare una cultura snob, che non si relaziona con la gente e che si tiene alla larga dal popolo. Occorre invece proprio un’azione di tipo diverso. Le forme per evangelizzare non sono forme intellettualistiche, calate dall’alto,  formate da artisti che nulla hanno a che fare con i bisogni delle persone comuni. È evidente che bisogna, invece, individuare quelle forme che sappiano parlare, anche se possono apparire poco significative per gli evangelizzatori, i quali a volte rimangono legati ad astruse congetture da tavolino, o peggio diventano missionari di carte, che fanno strategia, ma che di fatto non parlano la lingua dei popoli.  Occorre comprendere, per esempio, che il popolo di Dio ha necessità di arte bella e figurativa, che i segni di cui bisogna rivestire il messaggio non sono segni astratti, relativisti, incorporei e inconcreti,  ma segni chiari e parlanti, forme che vengono simultaneamente dalla sapienza del passato e dall’esperienza del presente.
Il nesso tra fede e verità (cfr. Lumen Fidei, n. 23) trova la propria chiave di volta nel vedere che è “organo di conoscenza della fede” al pari dell’ascoltare. Già Aristotele nell’incipit della Metafisica scriveva « Tutti gli uomini sono protesi per natura alla conoscenza: ne è un segno evidente la gioia che essi provano per le sensazioni, giacché queste, anche se si metta da parte l'utilità che ne deriva, sono amate di per sé, e più di tutte le altre è amata quella che si esercita mediante gli occhi. Infatti noi preferiamo, per così dire, la vista a tutte le altre sensazioni, non solo quando miriamo ad uno scopo pratico, ma anche quando non intendiamo compiere alcuna azione. E il motivo sta nel fatto che questa sensazione, più di ogni altra, ci fa acquistare conoscenza e ci presenta con immediatezza una molteplicità di differenze»[1].
In modo molto acuto e culturalmente rilevante, viene, infatti,  messo in evidenza come troppo spesso si tenda a contrapporre ascolto e visione e a considerare la visione come un elemento secondario e poco importante. Sovente, si tende a considerare l’ascolto come proprio della mentalità ebraica e biblica, e la visione come un elemento esclusivamente greco e pagano, come se parola e immagine fossero incompatibili.  «Per quanto concerne la conoscenza della verità, l’ascolto è stato a volte contrapposto alla visione, che sarebbe propria della cultura greca»(Lumen Fidei, n. 29).
La questione viene esaminata con dettaglio. In questa artificiosa ed errata contrapposizione, la luce sembrerebbe lasciare poco spazio alla libertà: «La luce, se da una parte offre la contemplazione del tutto, cui l’uomo ha sempre aspirato, dall’altra non sembra lasciar spazio alla libertà, perché discende dal cielo e arriva direttamente all’occhio, senza chiedere che l’occhio risponda» (n. 29).
Inoltre, la visione della luce sarebbe statica, rispetto al dinamismo temporale dell’ascolto della parola: «sembrerebbe invitare a una contemplazione statica, separata dal tempo concreto in cui l’uomo gode e soffre» (n. 29). 
Dunque «secondo questa concezione, l’approccio biblico alla conoscenza si opporrebbe a quello greco, che, nella ricerca di una comprensione completa del reale, ha collegato la conoscenza alla visione» (n. 29).
Invece questa contrapposizione non ha ragione di essere posta, anzi «è invece chiaro che questa pretesa opposizione non corrisponde al dato biblico. L’Antico Testamento ha combinato ambedue i tipi di conoscenza, perché all’ascolto della parola di Dio si unisce il desiderio di vedere il suo volto» (n. 29).
Su questa base, intrinsecamente biblica, «si è potuto sviluppare un dialogo con la cultura ellenistica, dialogo che appartiene al cuore della Scrittura» (n. 29).
Così l’enciclica mentre  ribadisce che «l’udito attesta la chiamata personale e l’obbedienza, e anche il fatto che la verità si rivela nel tempo»,  afferma con decisione che «la vista offre la visione piena dell’intero percorso e permette di situarsi nel grande progetto di Dio; senza tale visione disporremmo solo di frammenti isolati di un tutto sconosciuto» (n. 29).
Il cardinal Gabriele Paleotti, nel 1582, pone risolutamente e profondamente le immagini all’interno della spiritualità cattolica e ne definisce lo statuto epistemologico: «fatta la debita proporzione, che un dipinto sembra corrispondere esattamente alle cose che solitamente vediamo, così come la lettura corrisponde alle cose che udiamo raccontare, ed è per questo motivo che i greci l’hanno definita zographia, cioè “scrittura viva”, come sostengono certi autori (Beda, De templo Salomonis, 19,8)»[2].
Paleotti, mediante una similitudine tra la pittura e la lettura, pone in evidenza la medesima dinamica psicologica e spirituale che si attua nella pittura  e nella lettura. Il raccontare, infatti, ci presenta le cose vive negli occhi della mente, in quanto è in grado di descriverle permettendoci di riconoscerle come vere. Allo stesso modo accade alla pittura, che però rovescia la dinamica del percorso conoscitivo, giacché nella pittura riconoscendo le cose “che solitamente vediamo”, cioè che ci sono familiari, conosciamo ciò che non abbiamo, di fatto, mai potuto vedere, perché avvenuto in altro tempo e in altro luogo. La pittura, dunque, diviene  zographia, cioè “scrittura viva” quindi capace di dire il vero, attraverso i mezzi che le sono propri, soprattutto mediante la verosimiglianza, che rende il racconto vivo e capace di essere in grado di «procurare diletto, insegnare e muovere gli affetti di chi la guarderà».

 

Rodolfo Papa, Esperto della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, docente di Storia delle teorie estetiche, Pontificia Università Urbaniana, Artista, Storico dell’arte, Accademico Ordinario Pontificio. Website www.rodolfopapa.it Blog: http://rodolfopapa.blogspot.com  e.mail:  rodolfo_papa@infinito.it  .




[1] Aristotele, Metafisica A 1, 980 a 25.
[2] Gabriele Paleotti, Discorso intorno alle immagini sacre e profane [1582], Libreria Editrice Vaticana, Roma 2002, p. 78.